Parigi

1 maggio 2015

La cara e bella Lutetia. I romani ci avevano visto giusto, non posso che dargliene atto! Io sono innamorata di questa città! La capitale della Francia mi affascina da quando, a soli tre anni, scorrazzavo allegramente tra i giardini delle Tuileres e scoprivo le meraviglie dei giochini a molla che ti vendevano sotto il Sacro Cuore a piedi della butte Montmartre. Poi, con gli anni, ne ho apprezzato la forza e la leggiadria che si respira tra gli edifici e i palazzi monumentali e la tenue e placida tranquillità tra i venditori di libri sulle rive della Senna. Ah, la Senna! Un vecchio proverbio diceva: Non si può tornare alla fattoria, una volta che si è vista Parigi. E ha proprio ragione. E così dovrà aver pensato il generale tedesco Dietrich von Choltitz che, nel 1944, disubbedì agli ordini di Hitler di bombardare la città francese. In un articolo firmato Dominique Lapierre apparso su “Il Corriere della Sera” del 24 agosto 1994, si racconta come andarono quelle ore cruciali.

“…Penso che di tutte le scene che abbiamo pazientemente ricostruito, una delle più significative ebbe luogo durante la mattina di mercoledì 16 agosto 1944. Il sindaco di Parigi, Pierre Taittinger, aveva ricevuto delle notizie allarmanti secondo le quali i tedeschi avevano iniziato a minare i ponti e alcuni monumenti della città , come il Senato, la Camera dei Deputati e la Torre Eiffel. Taittinger telefonò all’ Hotel Meurice, dove il comandante della “Grande Parigi” aveva il proprio quartier generale, per richiedere un incontro urgente con il generale von Choltitz. Mentre il sindaco francese tentava di convincere il generale prussiano a risparmiare la sua città, von Choltitz, che soffriva d’ asma, venne improvvisamente colto da una serie di colpi di tosse. Semisoffocato, si alzò e spinse il visitatore verso il balcone del proprio ufficio. Il favoloso panorama che si stendeva davanti ai loro occhi forni’ a Pierre Taittinger tutti gli argomenti di cui aveva bisogno. Il sindaco di Parigi levò il braccio verso Notre Dame, la guglia della Sainte Chapelle, le facciate scultoree del Louvre, la cupola dorata del Les Invalides e, infine, verso l’ elegante silhouette della Torre Eiffel. “Spesso – disse – a un generale e’ dato di distruggere, raramente di conservare. “Immagini che, un giorno, da turista le venga data l’ opportunità di essere ancora su questo balcone e, guardando questi monumenti, essere in grado di affermare: “Ci fu un giorno in cui io avrei potuto distruggere tutto questo ma, invece, l’ ho conservato come un dono per l’ umanita’ “. “Generale, tutto ciò non vale la gloria di un conquistatore?”. Von Choltitz rimase in silenzio a lungo. Poi, voltandosi con voce calma disse: “Signor Taittinger, lei è un buon avvocato per Parigi. Ha fatto bene il suo dovere. Ma, allo stesso modo, come generale io devo fare il mio”. Il giorno prima di questo incontro, dopo avere fatto un’ ispezione alle sue truppe, il comandante della Grande Parigi aveva chiesto al suo autista di condurlo agli Champs Elysees. E, sorprendentemente, era entrato nell’ atelier del famoso sarto Knize per comprare un cappotto da civile di stoffa pesante. Avevo trovato la fattura di questo strano acquisto fra le carte del suo ex segretario che si era ritirato a vivere a Monaco. Chiedemmo a von Choltitz di dirci perchè aveva fatto un tale acquisto nel bel mezzo di una torrida estate. Riflettè a lungo e, alla fine, rispose con queste parole: “Sapevo che l’ inverno a venire sarebbe stato molto freddo”. Uberta von Choltitz, la moglie del generale, ci mostrò con orgoglio il cappotto che aveva religiosamente conservato per tutti quegli anni. La targhetta “Knize Men’ s Tailor Paris, London, Berlin” con il nome del generele Dietrich von Choltitz e la data del 15 agosto era ancora cucita sulla tasca interna. Questo aneddoto è indicativo dello stato psicologico in cui si trovava il generale von Choltitz. Nel profondo della sua coscienza, il generale aveva già deciso quale strada avrebbe imboccato nel momento della verità. A meno che i rinforzi non avessero raggiunto il comando prima dell’ ingresso delle truppe alleate, egli non avrebbe eseguito gli ordini dati da Hitler e sarebbe morto nell’ olocausto finale insieme ai suoi soldati”

Parigi era salva…per i futuri cittadini e visitatori.

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